24 Comments
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Alberto Branciforti's avatar

Per me i ristoranti sono troppo costosi, nel mondo occidentale per lo meno. Andarci poco, o semplicemente preferire lo street food, i kebab, gli onigiri e i ristoranti asiatici senza troppe pretese, riserva spesso bellissime sorprese a prezzi giusti. Per non parlare della pizza: quanto sono buone le pizze nei circolini? Non conta il ristorante, contano le persone giuste. Spesso preferisco invitare gente a casa, comprare un buon vino o delle birre e fare un risotto. Con poco ti porti a casa una bella serata, con molta più abbondanza e una spesa decisamente inferiore. E soprattutto, in questo modo spendi meno e hai più soldi per viaggiare. Esistono delle app per tracciare quanto spendi e dove vanno i tuoi soldi: usandole ti accorgi di quante percentuali cospicue dello stipendio se ne vadano via in stupidaggini, tra cui il mangiare troppo spesso fuori.

Ilaria's avatar

Assolutamente d'accordo su tutta la linea! L'ho scoperto da qualche anno, prima non me ne rendevo conto e poi come dicevo secondo me, tutto questo spendere per andare a cena fuori toglie la magia della cena in compagnia con la tovaglia a quadretti e il vino rosso!

Mattia Ferro's avatar

Io personalmente trovo più autenticità nei ristoranti (veri) italiani all’estero che in Italia. Tutto questo gourmet ha rotto! Una semplice pasta al pomodoro di qualità l’ho mangiata all’estero ultimamente.

Ilaria's avatar

Ciao Mattia, non l'avevo mai pensata così! Perché essendo friulana quando torno in Italia trovo sempre posti molto autentici e devo dire che ci sono in tutte regioni, forse il gourmet è più della grande città, ma anche a Milano trovi qualche trattoria giusta!

Mattia Ferro's avatar

Beh, il Friuli lo adoro e concordo con te, sono molto autentici. Però nella maggioranza dei posti Italiani non è proprio così. Anche le località turistiche dovrebbero dare più autenticità e non le solite da “fighetti”. Quando ho ospiti americani mi chiedono sempre dove mangiare una genuina pasta al ragù. Semplice 😉

Ilaria's avatar

Probabilmente in futuro si trasferiranno tutti in Friuli e sarà un luogo gentrificato e ci lamenteremo che manco lì possiamo trovare gli gnocchi di zucca quelli buoni con la ricotta affumicata e il rosmarino!

Mattia Ferro's avatar

Puo’ essere Ilaria (; Non stupiamoci di niente!

Marina Tiradritti's avatar

Noi italiani su questa cosa del cibo siamo abbastanza assurdi. Riusciamo ad essere così territoriali da cercare i piatti della nostra regione pure se ci spostiamo in altre cittá sempre in Italia. Per me è rimasto indelebile il ricordo di un tizio dall'accento emiliano molto pronunciato che, seduto in un tavolo vicino al mio in un ristorante di Loreto, continuava a dirsi sconvolto perchè sulla carta non aveva trovato i tortellini pasticciati! Mah!

Ilaria's avatar

No vabbè assurdo!

Bela Tusa Trattoria's avatar

Da questa parte del bancone il tuo pezzo si legge senza nessuna offesa, anzi. Il ristorante come anestetico esiste, ma è un genere preciso: quello che vive di novità, dove la cosa che si consuma è l'apertura e non il piatto. In una trattoria di quartiere succede il contrario, si campa di ripetizione. La differenza si vede a pranzo di mercoledì: gente che mangia in mezz'ora, spesso da sola, che ordina la stessa cosa da un anno e non fotografa niente. Non è un'esperienza, è il pranzo. Sul resto ti do ragione, con una nota che riguarda noi: quando un locale si mette a inseguire la novità, la prima cosa che perde è proprio quel pranzo lì. E una volta perso non torna, perché quella gente non ti stava cercando, passava e basta.

Ilaria's avatar

Devo venire a mangiare da te quando torno a Milano, io adoro le trattorie di quartiere e di paese, è il luogo dove l'idea è una bella cena in compagnia! Probabilmente in Australia, che è un paese con meno storia, è difficile trovare luoghi con l'anima. Grazie per il tuo bel commento!

Tipota's avatar

Dipende dai paesi, in Francia, Spagna, Portogallo, si mangia benissimo in altri meno o meglio, a parere mio, c'è meno varietà. In fondo alla classifica (ovviamente dei soli posti che ho visitato) metterei Usa, Germania e Paesi Bassi.

Ilaria's avatar

Ma dai? Ma nel Nord Europa non hanno quel concetto di New Nordic? Io quelle due volte che sono stata ad Amsterdam ho mangiato bene, ma concordo con te sulla Spagna, la Francia e il Portogallo, le materie prime sono già imbattibili. Anche Grecia mi dicono, ma io ci sono andata quando ero piccola e quindi non saprei...

Paolo's avatar

Tutto giusto quello che scrivi e anche quello scritto nei commenti. Secondo me, però, si è perso quanto il mangiare insieme sia un collante e uno dei migliori momenti di socializzazione. Si è cercato di dargli un valore estraneo, nel senso che mangiare e bere sono due dei tre istinti basici e "animali" dell'essere umano, ma per dimostrare di esserci evoluti abbiamo spostato l'attenzione dalla condivisione all'appartenenza, di una classe, più o meno giusta. Ma che riteniamo confacente e che ci rappresenti. Ovvero vado lì a mangiare quindi sono questo e quello e quest'altro. Sbagliato, per me. Avrei un aneddoto che riguarda la Francia, che non so se sia ancora vero, piuttosto che passato. C'è una fratellanza o sorellanza anche nel cibo. Anzi, secondo me il cibo rappacifica, se condiviso. Spero di essermi spiegato. Casomai scusatemi.

Ilaria's avatar

Capisco perfettamente il concetto che vuoi esprimere: abbiamo perso di vista il piacere di andare a mangiare fuori per stare insieme e diamo più importanza all'apparenza e all'estetica del luogo. Poi come dici tu, dovrebbe essere passato di moda pensare che se vado al 5 stelle sono ricco e se mangio street food sono povero.

Cristiano Guidetti's avatar

Tra parentesi ho in programmazione per sabato l'uscita di una newsletter, che riprende un mio video di 7/8 mesi fa in cui proprio elencavo i comportamenti più strani degli italiani all'estero. Ci siamo letti nel pensiero! 😂

Ilaria's avatar

Ormai siamo allineati a furia di leggerci a vicenda!

Giusy's avatar

Sotto un qualsiasi post di un qualsiasi social in cui c’è un americano, un inglese, un australiano o chiunque sia che cucina, c’è SEMPRE e dico SEMPRE un italiano che offende il modo di cucinare, il piatto, gli ingredienti, ma anche tutto insieme. Scrivono sempre che “fa schifo” “non sono veri spaghetti” “ogni volta che cucinate così un italiano muore”

Giuro che mi fanno una rabbia incredibile, Fateci caso. Ormai li leggo solo per quello. Stanno lì a marcare il territorio, come se la cucina fosse solo nostra o fossimo solo noi gli unici a mangiare e a saper cucinare.

Ilaria's avatar

L'idea di questa newsletter nasce proprio da alcuni commenti che vedo sui social!

pollywantsacracker's avatar

A me piaceva andare al ristorante e magari alle sagre (ma era più voglia di mangiare cose gustose o di uscire senza dover pensare troppo a cosa fare e soprattutto mancanza di voglia di cucinare), finché non ho deciso di eliminare carne e pesce anche fuori di casa e lì uscire a cena, checché ne dicano, è diventato un sacrificio: piatti gustosi vegetali ce ne sono a bizzeffe, ma in molti posti si riducono a uno, tipo tortelli burro e salvia, e sempre formaggiosi, il ché non aiuta il mio stomaco di quarantenne né la mia causa non violenta. Per fortuna esistono i take away indiani dove il vegano si trova facilmente.

Quando raccontavi di quanto noi italiani siamo fighetti sul cibo, annuivo con l'aria della cittadina del mondo, ma poi in effetti quando hai parlato di quelli che mettevano la pasta in acqua fredda per poi stracuocerla, ti confesso che una smorfia di disgusto e un brivido lungo la schiena non sono mancate :D

Ilaria's avatar

Un po' ti capisco anche perché uno dei tanti motivi per cui non vado a cena fuori è che poi mi sento sempre appesantita e da un po' di tempo a questa parte ho scoperto che mi serve molto meno cibo di quello che pensassi per avere energie! Tutto questo per dire che come dici tu, a volte andare a cena fuori è un sacrificio! Per quanto riguarda gli spaghetti, devo aggiungere che spesso mi dicono: "Dai ti cucino italiano" e io penso: "Perché? Semmai io ti cucino italiano!"

Cristiano Guidetti's avatar

Secondo me ci sono tanti distinguo da fare. Le esagerazioni, di chi ad esempio si porta 3 kg di pasta nel bagaglio da stiva per 10 giorni di viaggio o chi ha sempre con sé la moka anche se 5 giorni all'estero. Tutte cose viste coi miei occhi accompagnando gruppi, PURTROPPO.

Poi sul discorso fuori a mangiare o in casa, io amo TANTO le esperienze e mangiare fuori le considero tali. Difficilmente cerco italiano all'estero, a meno che non stia via mesi. Però questo non significa che non si possa mangiare bene italiano in qualsiasi parte del mondo, anche più che a casa. Ormai son falsi miti. Vero che puoi trovare il ristorante finto italiano, ma qui in Italia siamo pieni di finti cinesi, tailandesi, messicani. Non cambia nulla 😄

Valentina's avatar

Anche io che vivo a Milano a un certo punto ho chiuso con tutto questo andare a mangiare fuori fine a se stesso, per dire di essere stata lì o qui e portarsi dietro tutto quello stile di vita “da mantenere” come dici tu. Grazie per lo spunto

Ilaria's avatar

Grazie a te per avermi fatto capire che non sono l'unica a pensare che fosse una specie di trappola o comunque loop